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Viaggio nel mondo delle lampadine: quali usare e perchè!

by su 10 giugno 2013

LampadinaSi ringrazia l’utente Maurizio Montanaro di Flickr per l’immagine

Il mondo delle lampadine è un mondo particolarmente attivo e sempre fresco di novità. Non tanto tempo fa ad esempio vi avevo parlato del sistema di illuminazione Hue della Philips.

Oggi invece voglio fare un discorso più ampio, che aiuti a schiarirvi le idee. In una casa capita spesso che sia necessario comprare una nuova lampadina e al momento dell’acquisto non si sa bene cosa fare: temperatura di colore, lumen, watt, cfl, led e termini simili riescono sempre a generare una discreta confusione nelle nostre teste.

La maggior parte delle informazioni che sto per darvi provengono da mie esperienze dirette. Mi sono sempre interessato al mondo dell’elettronica e a ciò che gli gira intorno, percui ho raccolto diverse informazioni a scuola o direttamente in negozi di elettronica, chiedendo di volta in volta.

Fatte le dovute premesse, partiamo quindi dalle basi. La lampadina classica, quella che se la toccate dopo un’oretta che è accesa rischiate di bruciarvi un po’ le dita, è la lampadina a incandescenza. Se siete interessati a informazioni specifiche, Wikipedia viene sempre in aiuto, noi passiamo oltre.

Questa lampadina infatti è completamente fuori commercio dal 1° settembre 2012. Perchè?

Semplicemente perchè consuma e inquina molto di più di tutte le altre lampadine che sono ormai acquistabili facilmente. Si stima che riescano a trasformare in luce solo il 5-10% dell’elettricità consumata e hanno, anzi, avevano una durata media di vita di un anno. Cosa ci è rimasto quindi? Principalmente le alogene a risparmio energetico, le lampadine a presa scarica o CFL, più comunemente chiamate fluorescenti e le lampadine a led.

Queste lampadine consumano di meno e hanno un impatto ambientale minore. Sono entrambi quindi due buoni motivi per informarci di più.

alogenaImmagine presa da Wikimedia

Partiamo dalle alogene a risparmio energetico. Sembrano lampadine ad incandescenza ma non lo sono e sono la cosa in commercio più simile ad esse. Riescono però a trasformare in luce quasi il 15% dell’elettricità e hanno una durata di vita doppia rispetto a quelle a incandescenza.

Queste lampadine sono di classe c (non temete, in fondo spiego il significato di ogni termine specifico che utilizzo, tra cui questo) e sono anch’esse destinate a morire. Il loro commercio finirà infatti a partire dal 1° settembre 2016.

lampadina a presa scaricaImmagine presa da Wikimedia

Le lampadine a presa scarica sono le cosidette lampadine a basso consumo e riconoscibili per la loro forma tubolare. Ne esistono tantissime versioni differenti, che variano per la forma o per il gas contenuto al loro interno, che  fa variare il colore e il tipo di luce prodotto.

Costano di più rispetto alle lampadine tradizionali, anche 4 volte tanto, ma consumano molto meno, convertono infatti in luce il 25% dell’energia, e possono durare fino a 8-10 anni. Il che vuol dire che a fronte di un investimento iniziale maggiore ci sarà poi un grosso risparmio.

Uno dei problemi di queste lampadine è il fatto che non possono essere smaltite con il comune vetro in quanto contengono all’interno una minuscola quantità di mercurio. Ad ogni modo è sufficiente riportarle presso un punto vendita. Infine la luce prodotta è più fredda rispetto a quella delle lampadine ad incandescenza, e talvolta presentano un noioso sfarfallio. Questo in realtà era un problema serio qualche anno fa, ormai sono migliorate a tal punto che non c’è quasi più differenza

LEDImmagine presa da Wikimedia

Le lampadine a LED invece sono probabilmente il futuro prossimo. Costano parecchio di più rispetto alle altre, ma la loro resa energetica e la durata della loro vita non hanno paragoni. Convertono in luce anche il 50% dell’elettricità consumata e hanno una vita minima di 15 -20 anni. Non presentano mercurio però non possono essere comunque smaltite con i rifiuti normali.

Inoltre, se le CFL hanno ormai raggiungo il loro massimo sviluppo, le lampadine a LED sono ancora in piena fase di sviluppo, tanto che entro il 2017 è previsto che riducano il loro impatto ambientale del 50% rispetto a quello attuale.

Faccio inoltre un piccolo accenno alla tecnologia OLED che sta iniziando a prendere forma. Al momento le lampadine di questo tipo non convengono ancora, in quanto il loro costo è abbastanza proibitivo, ma riescono a convertire in luce fino al 70% di elettricità. Sono quindi uno dei possibili scenari futuri in questo campo. Per maggiori informazioni vi rimando ancora una volta a Wikipedia.

Dopo questa carrellata di lampadine, veniamo a qualche termine specifico che ho citato sopra e ad altri che invece incontrerete facilmente sulle confezioni delle lampadine!

La quantità di luce prodotta è descritta in lumen (lm). Più la lampadina è efficiente, più lumen produce a parità di watt consumati. Sulle confezioni si trova sempre la quantità totale di lumen prodotti e quanti watt sono consumati in un’ora. Se aveste dei dubbi è sufficiente fare due semplici calcoli!

La classe di consumo energetico è una scala di valori normata dall’Unione Europea che parte da G e arriva fino ad A+++. Più sono vicine ad A+++, maggiore è la loro resa a parità di elettricità. La classe è determinata dall’efficienza energetica, calcolata come il rapporto tra l’output luminoso (la quantità di luce emessa, o lumen) e la potenza (watt). Sebbene con valori diversi, la scala è valida per quasi ogni tipo di elettrodomestico.

La temperatura di colore invece è invece quel valore seguito da K (kelvin) e serve a quantificare la tonalità della luce. Una temperatura bassa si avvicina all’arancione, mentre una temperatura più alta tende all’azzurro. Tendenzialmente quindi si parla di luci fredde quando hanno un’alta temperatura di colore, e calde quando invece è bassa.

Temperatura di coloreImmagine presa da Wikimedia

Un errore che sento spesso e che mi preme smentire è associare il consumo della lampadina alla sua temperatura di colore. Non sono assolutamente collegati.

Infine, troverete facilmente una sigla del tipo E14, E27 o simili. Esse non rappresentano altro che il tipo di attacco richiesto. Al riguardo vi consiglio di informarvi sempre, guardando magari che tipo di attacco aveva la lampadina fulminata, così da non comprare una lampadina che poi non potrete utilizzare. Di solito si trova scritto alla base (dubito che abbiate conservato la confezione), in alternativa è sufficiente portare la lampadina con sé e chiedere al negozio.

Per adesso è tutto, se aveste ancora altri dubbi scrivete un commento e sarò felice di aiutarvi!

Alessandro

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From → Illuminazione

4 commenti
  1. salve, vorrei un’info se possibile, vorrei cambiare l’illuminazione nel mio salone di parrucchiera, vorrei sapere se fanno + luce le lampadine led tipo E27 o quelle tonde e piatte , sempre led ( nn so come si chiamano )…..come luce vorrei quella bianco/calda.
    grazie e saluti

  2. Guardi i numero di lumen indicati sulla confezione, spesso lampadine con la stessa forma possono generare quantità di luci differente. Maggiori sono i lumen prodotti, maggiore è la luminosità.
    Per il colore se sta intorno ai 2700 K otterrà un giallo caldo, più sale più ci si avvicina al bianco freddo.

  3. Marco Esposito permalink

    Buonasera, ho il problema dello sfarfallio delle luci a basso consumo nel mio appartamento è ho notato che dipende dagli interruttori illuminati da un piccolo led.
    Esiste qualche tipo di lampadina a basso consumo che non non dia questi fastidi??
    Preciso che ho provato una vecchia lampadina che avevo in casa a basso consumo di IKEA e
    solo con lei funziona tutto bene.
    Ciao e grazie

  4. Nunzio permalink

    Salve, ho un lampadario nel soggiorno con attacco E14 e vorrei sapere qual è la tipologia di lampadina che dovrei mettere (Led, incandescenza, ecc..) per avere la massima luce possibile.
    Grazie

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